Bissulàn "Sapori di Libertà" - Associazione Libra | Prodotto in fattoria

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Bissulàn "Sapori di Libertà" - Associazione Libra

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Dal laboratorio di panificazione della Casa Circondariale di Mantova

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Realizzati uno ad uno attraverso una sapiente manualità.  Questo prodotto è realizzato dai detenuti della Casa Circondariale di Mantova e  finanzia il progetto di panificazione sociale  "Sapori di Libertà", la cui missione è volta all' inclusione lavorativa dei detenuti,e alla formazione di uno spazio di sviluppo umano e professionale, tramite il continuo confronto e supporto di  professionisti esperti csul fronte della formazione e della qualità della produzione.

Dolce della tradizione mantovana ideale per la colazione, per la merenda e anche inzuppato nel vino, come facevano i nostri nonni!  Il classico dolce mantovano arricchito con gocce di cioccolato fondente. Ancora più goloso, da gustare in ogni momento della giornata accompagnato a latte, caffè, thè o vino passito.

 

 

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Associazione Libra Onlus

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Libra è un’organizzazione no-profit con una missione speciale: promuovere una giustizia che ripari il danno causato dal reato, che sia solidale con le vittime, che possa realmente responsabilizzare l’autore e che stimoli una società riparativa.

 

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Il progetto : Sapori di Libertà

Progetto di riqualificazione ambientale dello spazio cucina nella Casa Circondariale di Mantova e di formazione professionale per il reinserimento sociale e lavorativo di detenuti: “Sapori di Libertà” coinvolge persone detenute con l’obiettivo di accompagnarle lungo il percorso di pena e di responsabilizzazione con azioni concrete di riparazione del danno.

I detenuti produrranno il pane che verrà poi venduto alle mense scolasticheaziendali e comunitarie del territorio. 

Rispondiamo in modo etico e solidale ad un bisogno primario: mangiare ogni giorno pane buono e fresco. 

Il progetto : Sapori di Libertà
Sant’Antòni chisulèr cal vè al darsèt da snèr.

Sant’Antòni chisulèr cal vè al darsèt da snèr.

Sant’Antonio abate, è indubbio che sia molto amato dal mondo contadino poiché la tradizione vuole sia il protettore di tutti gli animali. Nasce nel Medio Egitto intorno al 250 d.C., muore nel deserto della Tebaide il 17 gennaio del 356 all’età di 106 anni.  Figlio di agiati agricoltori cristiani, dopo la loro morte, ancora giovane, distribuì i suoi averi ai poveri e si ritirò nel deserto della Tebaide, dove condusse vita di penitente.   Le immagini lo rappresentano con due elementi connessi tra loro: il maiale ed il fuoco. Il maiale è il simbolo del demonio sconfitto. Il fuoco richiama la malattia per la cui cura S. Antonio abate era particolarmente invocata, il “Fuoco sacro” o “male degli ardenti”, conosciuto anche come “fuoco di Sant'Antonio”, malattia a quei tempi letale, connessa a due diverse patologie: l'ergotismo e l'herpes zoster. Il primo è procurato da un fungo parassita delle graminacee, il secondo è causato dal virus varicella-zoster. Malattie che si manifestano sotto forma di eritemi e vescicole fastidiose e molto dolorose, che si possono protrarre anche per diversi mesi. La farmacopea popolare fin dal Medio Evo, riteneva che ungersi con una pomata a base di sugna di maiale fosse la panacea del “Fuoco sacro” 

E'  invocato come patrono dei macellai e salumai, dei contadini e degli allevatori, dei fabbri e dei maniscalchi, dei birocciai e dei bovari, dei garzoni di stalla e dei veterinari. Soprattutto però fu reputato protettore di tutti gli animali domestici; quale potente taumaturgo capace di preservarli dalle gravi malattie. La sua festa è celebrata il 17 gennaio dove nelle chiese di campagna la sua statua è esposta sull’altare maggiore.Un tempo nell’ambito della Bassa la festa di Sant’Antonio abate era tra le più partecipate Nei giorni che la precedevano, tutti gli allevamenti del paese erano benedetti dal prete, il quale a compenso riceveva la cosidetta ghera, prodotti in natura come salami e cotechini fatti da poco. La sera prima il capofamiglia, dopo essersi accertato che gli allevamenti erano tutti in ordine e che gli animali erano stati ben puliti e ben nutriti, prima di chiudere la stalla accendeva un cero all’immagine del Santo posta in una nicchia sopra la porta. Il mattino seguente, dopo che gli animali erano stati ben governati, tutti gli addetti agli allevamenti, dai proprietari ai salariati, si recavano in paese per assistere alle funzioni religiose, durante la quale era dato loro l’immagine del Santo a riscontro della presenza al rito. 

 

Sant’Antòni chisulèr cal vè al darsèt da snèr.
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